La cura degli abbracci

1 Posted by - 19 aprile 2017 - Scrittoio

Non ne basta uno qualsiasi. Quando ne senti la mancanza, non è sufficiente riempire semplicemente quel vuoto. Gli abbracci non sono tutti uguali. Ognuno ha la sua storia, il suo significato, il suo “potere salvifico”.
Perché è questo che fanno. Gli abbracci ti salvano.
Quello di una madre ti dona un attimo di fanciullezza (anche quando l’hai superata da un pezzo) e ti dà sicurezza, come se non ci fossero posti più belli da vivere di quello, proprio lì, tra quelle mani affusolate e stanche.
Quello di un padre, magari più raro, è sempre saldo nella protezione che trasmette. Un abbraccio destinato a essere rimpianto.
Quello di una nonna o di un nonno, che da piccoli sfuggiamo e da grandi rincorriamo perché niente avrà mai il sapore di quella gratuità, disposta ad affrontare i draghi pur di sottrarti all’infelicità. Un abbraccio che sa di caramelle Rossana e di cioccolatini fondenti, di lavanda e di mandarino.
Poi c’è l’abbraccio di un amico o di un’amica, non quello occasionale di qualcuno che si conosce, ma quello in cui sai precisamente qual è il tuo spazio, sai quanto puoi stringere e quanto puoi essere stretto, in cui lasciare andare l’eco dei tuoi racconti e raccoglierne un ascolto sincero. Un angolo che puoi bagnare di lacrime, sia che tu stia soffrendo, sia che tu stia ridendo a crepapelle.
C’è poi quello inaspettato, l’abbraccio di una persona sempre troppo sulle sue o forse solo un po’ troppo discreta e riservata. Quante volte l’abbiamo immaginato e quante volte abbiamo aspirato a quel segnale affettuoso! Quando arriva ti cambia la giornata. E altro.
E poi c’è il suo abbraccio. L’abbraccio della TUA PERSONA. Lì può accadere di tutto. Quando il petto incontra l’altro petto, vibrano corde che a volte dimentichi di avere, come profumi di pelle che non credi di riuscire più a ricordare e che invece ritornano forti e familiari al solo sfiorarsi. Lì c’è un rifugio in cui non solo è lecito gridare, ma in cui ti puoi denudare, nel vero senso della parola. È l’abbraccio del desiderio, dell’essere un tutt’uno, anche solo per pochi istanti; è l’abbraccio di un viaggio tra cascate e vento forte, per poi risalire un sentiero silenzioso, tra sole rovente e ombra rigenerante. In quell’abbraccio fai l’amore con il pensiero prima ancora di toccare la carne perché è casa tua, ma con stanze ancora da arredare. Per sorprendersi ogni giorno.
Gli abbracci sono cura dell’esistenza. Non vergognatevi di chiederli, non abbiate paura di darli, ma ricercate sempre negli occhi la sincerità di questo gesto così semplice e allo stesso tempo così importante.
Non rimandate. Hic et nunc.

 

Nell’immagine: Bisce d’acqua di Klimt

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