Una ninna nanna che abbraccia la paura

2 Posted by - 21 dicembre 2016 - Editoriali

Avevo avuto il dubbio che ieri fossi stato tu a mettermi sotto gli occhi quell’articolo. Oggi ho piena consapevolezza di quello che al cuore mi è arrivato attraverso quelle parole: “è un esercizio che fa bene cercare in noi le tracce di chi non c’è più”. Proveremo a rammentarlo noi a Katiuscia quando il non vederti fisicamente le farà alzare muri di silenzio; proveremo a dirlo noi ai tuoi bimbi, ai tuoi genitori, a tua sorella, a tuo fratello e a tutte le persone che si stanno guardando accanto in questo momento e in quel vuoto ti credono lontano. Ognuno di loro ha un tatuaggio con il tuo nome scritto sulla pelle dell’anima. Perché l’anima ha incredibilmente una pelle tutte le volte che tocchiamo con mano la felicità o ci facciamo travolgere da eventi tristi. Se ne sveste solo quando diventa luce e si trasforma in beatitudine.
Hai sempre creduto molto in questo, caro Giuseppe, superando i nonostante. Altrimenti non avresti avuto lo sguardo del sognatore e il sorriso della gratitudine che hai sempre trasmesso a tutti, dai tempi del più intenso fervore parrocchiale fino a quelli più adulti, ma sempre generosi di promesse e di speranze, della scuola, sia da studente, sia da docente.
“Ciao” non è mai stato un saluto per te, ma un motivo di festa con tutti i ragazzi con cui sei cresciuto sui valori cristiani. Nel momento dell’incontro si generava un’energia capace dell’impossibile e ogni viaggio, con la mente e con i passi, aveva sempre un ritorno di ricchezza perché non era mai un cammino di solitudine.
Ed è bello, anche se si fa fatica oggi a trovare pace, scoprire che di ricchezza ne hai proprio regalata tanta, soprattutto ai tuoi alunni, increduli nel doverti dire addio. Se sapessero quanto tu ancora sarai vivo nei loro gesti, nelle loro passioni future e nelle loro parole, probabilmente piangerebbero meno. Ma è nella natura delle cose sentire il distacco come ferita, fa parte della fragilità umana credere che il dolore non si possa risanare. Passerà, prendendo la forma di una ninna nanna che abbraccia la paura.
Sei già luce, Giuseppe, la stella cometa di questo Natale che non sembra Natale, ma che di fatto ci ricorderà anche quest’anno una nascita in cui riponiamo sempre fiducia, al di là di quello che ci accade.
Mi sembra di sentirti cantare. In ogni voce di coro, la tua preghiera sarà la nota più dolce.

 

Pubblicato su Galatina.it il 20 dicembre 2016

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