Se non fossi una brava persona

1 Posted by - 9 giugno 2016 - Editoriali

Ecco. Ci risiamo. Un altro “sono” che diventa un “ero”. Ero una donna, ero una madre, una figlia, una sognatrice, un’imperfetta come tutti, una desiderosa del bello e buono come la maggior parte.
E tu, uomo, non nasconderti adesso dietro la follia. Può essere nobile arte quando stimola la creatività, ma non può diventare alibi di distruzione. Non più.
La tua è mente lucida. Lucidamente malata. Sì, perché la rabbia, così viscida e striata di sangue, è malattia, proprio come quella dei cani. Ma quelle povere bestie senza colpa vengono abbattute senza troppi tentennamenti. Per te lasciamo che vinca la pietà, la compassione, l’incapacità d’intendere, l’essere cristiani o semplicemente l’essere persone.
Così a Michela spettano due colpi di pistola, al “povero folle” che l’ha ammazzata un gruppo su whatsapp in cui confessare l’omicidio. Il senza ritorno è anche per lui, come se il suicidio annullasse l’omicidio e non fosse esso stesso azione ignobile. Una relazione che finisce si trincera nel “con me, solo con me, per forza con me”. Non ci sono altre vie d’uscita. Non c’è libertà.
E il giorno prima Federica ha smesso di litigare, discutere e, perché no, tentare di essere felice, sbattendo contro la fame ingorda di un marito che l’ha picchiata e poi strangolata. Il sigillo al quadro? Uno sparo alla nuca del figlio di quattro anni e poi uno contro se stesso. Fine della storia. Tre vite decise a tavolino da uno che, guarda un po’ il caso, con la morte aveva a che fare spesso, visto il suo ruolo all’interno dell’Associazione Nazionale Tumori. Forse si faceva addirittura promotore di speranza. Da non crederci.
Giovani donne che all’orizzonte a cui puntavano in una giornata di sole o in una serata di luna piena non arriveranno mai. Quel mostro chiamato gelosia si è vestito di orgoglio e si è corazzato di violenza. E non ha guardato in faccia nessuno. Pensare di avere il diritto di farsi valere con la forza, di poter fare il buono e il cattivo tempo, di prendere il controllo sulla vita altrui e di metterci le mani dentro, così a fondo da strappare il cuore e spegnere l’interruttore, fa tremare anche la schiena più solida, inietta nelle vene una miscela di nervosismo, delusione, timore, tristezza e voglia di vendetta che è difficile da decifrare. Ma pur provando in questo momento il bisogno di rompere qualcosa o, meglio ancora, di colpire ripetutamente ai genitali (lo pensiamo tutti indistintamente quando sentiamo certe notizie al tg) queste pseudo calzette umane, non lo facciamo. Ci affidiamo alla giustizia, al buon senso, al nostro essere “per bene”. Non ci abbassiamo a quel livello. Crediamo ancora in qualcosa di superiore, che ci fa esseri unici.
L’attesa di un mondo migliore non ci lasci però scoperte, non ci trovi ingenue. Scegliete la solitudine piuttosto che le braccia di uomini che non vi rispettano. Fa meno paura e vi rende più indipendenti, più autodeterminate.
Non ci sia più chi vi perseguita per recuperare il passato che non torna. Non rischiate che questo significhi presente da incubo e niente futuro.

 

Pubblicato su Galatina.it il 9 giugno 2016

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