La promessa

0 Posted by - 17 aprile 2014 - Editoriali

Un’anta aperta di uno scaffale impolverato. Una sedia vuota. Un’orma sul terreno. Una scatola di ricordi. Sembrano i passi ovattati dell’assenza. O forse, al contrario, di una presenza. Ciò che non si vede non è obbligatoriamente sinonimo di carenza. Quella pietra rotolata via, accanto al silenzio di un sudario che ha perso la consistenza del corpo che avvolgeva, non è segno di mancanza, bensì vicinanza concreta. A uno spirito che non è alito di vento, ma abbraccio sensibile. Non è morte, ma vita.
La promessa è stata mantenuta: il dolore che schiaccia, dominante nella sua morsa, non ha scampo davanti alla forza della fede e della speranza. Un Dio che si fa ammazzare è un Dio che ci apre le porte del suo paradiso.
Ha espresso il suo amore per l’uomo col pianto“, scriveva la Merini che, attraverso la poesia, mette in bocca al Cristo parole di resurrezione: “Sono diventato un’offerta, / un’offerta viva, / viva e morta,/ Signore,/ ma non tanto morta/ da non poter sollevare/ la pietra del sepolcro,/ perché nel tuo nome,/ Dio,/ si può tutto“.
Allora non c’ è vuoto che sia baratro, ma ombra lasciata in terra da una luce accecante.
I mali del nostro tempo, che mordono l’anima prima ancora di piagare il corpo, non sono insormontabili se apriamo gli occhi davanti a tutto questo. Non c’è solitudine che sia davvero tale se la difficoltà di un abbandono si trasforma nella consapevolezza di essere figli di un Padre che non ha temuto di assumere la nostra natura per sfiorare la nostra umiltà, anche quando si è travestita della superbia di chi lo ha condannato. E ancora lo condanna, conducendo un’esistenza priva di valori, scarna di altruismo, impastata di nefandezze.
Voglio stringere la mano al mio Signore e prendermi tutta la dolcezza di quel patto. Scavalcare la mia notte, diversa dalla tua, dalla sua, eppure simile alla notte di chiunque vaghi nel buio. Sorridere al nuovo giorno.

(photo: Raffaella Calso)

Pubblicato su “..in Dialogo” di aprile 2014

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