P, come PADRE

0 Posted by - 19 marzo 2014 - Editoriali

Quante volte si ferma un passo indietro, ma la sua posizione di apparente svantaggio gli permette di osservare meglio, di avere sotto controllo la situazione. Di armarsi di quell’amore oltre misura che agli occhi di un figlio, pur distratti, lo rendono la persona sulla quale poter puntare tutto. Scommessa vinta, sempre. Se chiami, papà risponde, prima di chiunque altro. Non lo sopporti quando è troppo apprensivo o quando al contrario non si ricorda di chiederti com’è andata a scuola o al lavoro, quando ti dà consigli non richiesti nella convinzione di avere ragione.
Ti dimentichi di lui quando il suo silenzio addormenta i suoi mille pensieri davanti alla tv o quando di un determinato problema riesci a parlare soltanto con tua madre. Eppure è lì, assorto in una vita che per lui è cambiata tanto, che ai suoi tempi aveva schemi più rigidi da seguire, più severi, ma più chiari. Poche regole, impossibili da infrangere. Nel turbinio dell’oggi non è più il capo famiglia, non aspetta il cavaliere di sua figlia che bussi a casa per chiederla in sposa, nè un figlio che gli chieda il permesso per tardare mezz’ora nel rientro da una festa. Ma è sempre lì, pronto a perdonare, a farsi calpestare, a mettersi da parte quando “la mamma è sempre la mamma” eppure in prima linea nella difesa dei suoi cari e dei valori più importanti che fin da piccolo lo hanno accompagnato.
P, come possibilità. Quella che ti offre anche a costo di togliersi il pane di bocca. P, come paura. Quella che non lo abbandona mai, anche quando la sua prole ha superato la mezza età. P, come prova. Quella in cui si cimenta ogni giorno. Perché nessuno gli ha insegnato il mestiere del genitore. P, come presenza. Quella che diventa invadente solo quando non sa come far comprendere cosa sente e un urlo si trasforma nell’unico modo possibile, ma il più delle volte è schiacciata in un angolo, discreta. Sicura. P, come pianto. Quello inevitabile quando “è troppo tardi per dirgli che gli vuoi bene”. P, come pazienza. Quella che ai figli manca, troppo spesso. P, come porta. Quella che non si chiude mai a doppia mandata, perché quelle braccia forti e stanche non smettono di accogliere. P, come promessa. Quella che senza pronunciare parola, al primo sguardo nella culla dell’ospedale, unisce indissolubilmente quella creatura indifesa a quell’uomo così grande e così fragile di fronte alla meraviglia della nascita.
P, come padre.

Pubblicato su “..in Dialogo” di marzo 2014

TANTI AUGURI A MIO FRATELLO ALESSANDRO, PADRE DA DUE GIORNI, PADRE PER LA PRIMA VOLTA.
PADRE PER SEMPRE.

 

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